Pino Guzzardi
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« il: 10 Marzo 2010, 21:38:59 » |
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Premier's list / 3
Quando il Tar disillude gli auspici di sfrontati e insolenti buffoni già si trama di ambigui artifici e di melma si avverte l'afror. Capezzon, con postura a carponi, col ditino ammonisce a sinistra, "se il Padrone tarocca la lista lo può far! Egli è nostro Signor!"
Il Governo del Fare casino s'impantana tra carte bollate e si spappola come un budino tra le leggi che il premier truccò. Or le truppe si mostran stremate e minaccian ricorso ai randelli ma in effetti son solo a brandelli tra il delirio che tutti accecò
Il Sovrano del club dei suicidi, sempre alterno tra il fottere e il pianto, al sopruso violento alza gridi confermandosi un testa d'augel. I sondaggi che ormai lo dan sfranto già i suoi Bravi trasmutano in belve, se il boss perde ritornano larve non c'è scelta, sia guerra total!
Con cipiglio da ardito Stalliere il Re Nudo rimesta i suoi giuochi alle plebi il suo Verbo dà a bere, il complotto, lo giuro, è andato così: radicale gazzarra, i controlli eran fiochi, e Milioni era lì, sceso un'attimo a fare merenda ad un tiro di schioppo da Albenga, ma al ritorno, d'incanto, l'Ufficio sparì! Ellekappa, oggi.
Ho ascoltato il tg1 delle 13,30 ove il buon Minzolin ha riportato le dichiarazione del suo "capo" e della congrega dei suoi accoliti senza riportare, come ha fatto invece subito dopo il tg3, i commenti dei politici della parte avversa rispetto alla sua ( di "minchiolin" ) ed è stata quella delle 13,30 una corretta lezione di par - condicio pro domo Sua ( del capo).
Poichè mi ritengo più democratico di " minchiolin" mi sembra corretto dare spazio ad altra versione rispetto a quella, da nessuno contestata nel tg1, neanche dopo ( eppure mi aspettavo un.... " vengo dopo il tg" ):
E’ un giallo e gli elementi ci sono tutti. Non è stata uccisa una persona, ma è stata eliminata una candidata e le due liste che supportavano la sua candidatura. Un incidente, sostengono alcuni. Boicottaggio, disegno preparato accuratamente secondo altri, scelta intervenuta in corso d’opera secondo altri ancora.
Quanti credono all’incidente sono divisi sulle responsabilità ma non mettono in dubbio la buona fede. Coloro che privilegiano il sabotaggio sospettano una mano esterna al partito o, in larghissima parte, una regia interna. L’una e l’altra modalità, a loro volta, si divide sulla premeditazione o la preterintenzionalità.
L’indagine deve procedere dai fatti. I fatti, incontrovertibili, sono i seguenti: la lista dei candidati Pdl non è stata presentata entro i tempi previsti dalla legge; il listino che ospita la candidata Presidente, Renata Polverini, è privo di una firma essenziale, quella di uno dei presentatori. C’è il suo nome, non c’è la firma.
Sui tempi, la ricostruzione degli eventi che hanno preceduto il fatto appare essenziale ai fini dell’individuazione di eventuali colpe e, quindi, colpevoli. Sul secondo episodio, si tratta di una dimenticanza e ci si può solo chiedere se sia tale o sia una scelta, senza mettere in discussione la buona fede del distratto.
La ricerca del movente
Prima che la ricostruzione degli eventi, può essere di qualche utilità soffermarsi sul movente. Se c’è il dolo, il movente è chiaro: togliere di mezzo Renata Polverini, candidata finiana del Popolo della Libertà. Se non si crede nel dolo, o nella colpa, occorre invece domandarsi se essa sia stata provocata da modifiche apportate negli ultimi minuti o tentativi di modifiche, richiesti da personaggi autorevoli del Pdl e dai rappresentanti di lista ascoltati o accolti a causa dell’autorità dei richiedenti (o del richiedente).
Silvio Berlusconi avrebbe detto, secondo un virgolettato di Repubblica di avere preteso il miglioramento della lista, ma di non averne suggerito il boicottaggio. Se fosse vero, sarebbe una excusatio non petita, ma non c’è alcun indizio che la dichiarazione risulti a vero. E ove così fosse, non c’è alcuna possibilità di collegare la pretesa di modifica ai tempi della presentazione della lista. Ammesso che Berlusconi abbia voluto delle modifiche, non è affatto assodato che sia avvenuto pochi minuti prima della presentazione delle liste.
In ogni caso, è bene tenere presente che ogni modifica apportata alla lista richiede la compilazione di almeno 200 moduli e una nuova sottoscrizione da parte dei presentatori, se si vuole procedere secondo le regole. Evidentemente, se si commettono irregolarità e si falsano le carte si può fare qualsiasi cosa.
Nelle prime ore successive agli “incidenti” i sospetti si sono addensati sul nome del sindaco Alemanno, cui è stato addebitata l’intenzione di modificare addirittura il nome della candidata alla presidenza, Renata Polverini. Alemanno ha scritto al Corriere della Sera, che aveva dato spazio al sospetto, indignato e respinto ogni accusa.
I luoghi del giallo
Descriviamo gli ambienti in cui si è svolto il “delitto”: sono quattro, un’antisala, una sala di attesa aperta ai rappresentanti di lista, una stanza, denominata “stanza n.23”, con due banchi, uno per la consegna delle liste, ed un altro per la consegne dei moduli con le firme; infine, il quarto ufficio dove si procede al controllo della documentazione e delle firme.
L’accesso dall’antisala alla sala di attesa, adibita ai turni, è segnata da una linea che viene chiamata zona rossa. L’ingresso nella zona rossa viene controllato, riguardo ai tempi, con uno badge, un biglietto, che accerta il rispetto appunto dei tempi.
L’ingresso alla stanza 23 è presidiato dai carabinieri. L’ora di accesso e l’ingresso ai banchi delle liste e delle firme sono controllabili e documentabili.
Consegnati i documenti e le firme nella stanza 23, i rappresentanti di lista ricevono un biglietto che attesta, appunto, la consegna. La regolarità, tuttavia, verrà verificata successivamente, nell’apposita saletta attigua alla stanza 23. Conclusa la verifica, i rappresentanti di lista in attesa dopo la consegna del materiale, ottengono un verbale di accettazione.
La ricostruzione degli eventi
I rappresentanti del Pdl e del listino giungono all’ufficio elettorale, o meglio, vengono schedati all’ingresso, alle ore 11,25. Sono due, Alfredo Milioni e Giorgio Polesi. Milioni e Polese ricevono il badge, hanno con loro le firme (in una scatola) e la documentazione utile.
35 minuti dopo, alle 12, Milioni e Polesi si trovano nella zona rossa, hanno superato la linea di delimitazione, ed hanno raggiunto gli altri rappresentanti di lista.
Alle 12,20 Alfredo Milioni, però, si allontana portando con sé la lista dei candidati. Perché? Milioni corre il primo rischio: sia la sua presenza quanto la documentazione devono trovarsi nel corridoio (o saletta) di attesa.
Polesi, tuttavia, resta nel corridoio di attesa, ma a un certo punto si allontana. L’ora del suo allontanamento non è nota. Polesi però lascia la scatola con le firme nel corridoio, appoggiandola alla parete. Perché si allontana? Indubbiamente i rischi aumentano e Polesi dovrebbe saperlo. E’ possibile che abbia voluto richiamare dentro Milioni, del quale non ha avuto notizia dopo l’uscita.
Alle 12,35 Milioni è ancora fuori. Spiegherà il perdurare di questo allontanamento con la voglia di mangiare un panino, ma questa versione verrà successivamente modificata.
C’è una voce, insistente, ma non provata, che all’esterno degli uffici abbia avuto intensi contatti telefonici. Il sospetto è che gli sia stato chiesto in questo lasso di tempo di effettuare delle modifiche alla lista. Impossibile accertare che ciò sia effettivamente avvenuto e che siano state apportate le modifiche di cui si sospetta.
Per quanto tempo Polesi e Milioni si sono allontanati dagli ambienti formali dell’attesa? Non abbiamo riscontri certi. Sappiamo che quando rientrano i due rappresentanti di lista vengono contestati e che, in particolare, il radicale Diego Sabatinelli e il socialista Atlantide Di Tommaso, si sdraiano a terra per ostacolare il loro accesso.
Ci sono i carabinieri presenti e l’ostacolo rappresentato dal socialista e dal radicale non sembra invalicabile. Di sicuro il ritorno di Milioni e Polesi provoca subbuglio, suscita proteste, tanto che alle 12,55, avendo ascoltato il clamore, il giudice Maurizio Durante esce dall’aula per sapere che cosa stia succedendo. Qualche minuto dopo stabilisce che quanti si trovano all’interno della zona rossa possono consegnare la documentazione, agli altri non è consentito. Siccome Milioni e Polesi non hanno raggiunto l’area stabilita, non possono consegnare la documentazione e le firme. Milioni e Polesi portano con sé il materiale.
La ricostruzione degli eventi è stata possibile attraverso la verifica degli orari indicati sui principali quotidiani. Basta?
Accontentiamoci.
Due considerazioni possiamo farle: 1) i rappresentanti di lista del Pdl non sono arrivati in ritardo rispetto all’orario regolamentare; 2) i rappresentanti di lista del Pdl si sono allontanai entrambi e sono rimasti fuori a lungo mentre si svolgevano i turni. Hanno abbandonato il turno e l’hanno perso. Non solo, hanno abbandonato il luogo disposto per l’attesa, al quale si poteva accedere entro i tempi previsti.
Si è trattato solo di leggerezza? Hanno ricevuto forti pressioni dall’esterno? La scelta, maldestra, di allontanarsi ha provocato l’incidente. I contro interessati ne hanno approfittato. Avreste dovuto trovarvi sul posto, hanno protestato, perciò avete perso il diritto di presentare la lista.
L’errore di abbandonare il corridoio di attesa è banale. E’ stato commesso da entrambi, così è apparso un abbandono deliberato. Un boicottaggio, appunto. Il fatto che sia apparso tale non significa che le cose stiano proprio così.
Il commissario Montalbano andrebbe a cena con Milioni e Polesi per scoprire la verità. Sherlock Holmes analizzerebbe la documentazione per scoprire se furono apportate modifiche nell’ultima ora, l’FBI pretenderebbe i tabulati telefonici per ricostruire le conversazioni avute da Milioni e Polesi fra le 11,25 e le 12,55.
Gli investigatori dei romanzi di successo e quelli veri, che lavorano ogni giorno sulle carte e parlando con la gente, sarebbero tutti d’accordo su due punti: il sabotaggio, se c’è stato, si è consumato all’interno della famiglia Pdl. Polesi e Milioni si sono assunti una grossa responsabilità. Molto grossa.
Quanto ai due sdraiati a terra, che dire? Non gli è parso vero di approfittare di quanto gli avversari erano riusciti a combinare a loro danno.
Salvatore Parlagreco - Italiainformazioni oggi.
Un fatto è assolutamente certo, da un video si vede Milioni rovistare sullo scatolone, ed il suo compare Polesi redarguirlo: " Mill... ma proprio quì lo devi fare?" e si sono entrambi portati appresso lo scatolone, forse per appoggiarvi quel famoso.. panino.
pinoguzzardi
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